Call n. 100/2021 - Deadline 20 aprile 2021

Art and Truth: Starting from Heidegger

The question on the relationship between philosophy, literature, poetry and art after the proposals to consider philosophy as a form of literature or “narration”, as suggested, for example, by Richard Rorty recurs very frequently. On the other hand, there are some scholars who hypothesize a possible “aestheticization” of Reality, the expansion of the experience of both beauty and art to every sphere of it in order to surreptitiously draw the consequence that all reality can be related to simulacra and images.  Hence, the need to demystify the relationship between art and truth and to question oneself, once again, on some key concepts of our tradition of thought, such as art, beauty, truth and error.

Art teaches what Pavel Florenskij called the polycentricity of representation in his book Reverse Perspective (La prospettiva rovesciata). A polycentricity of which Art itself is the symbol because Art “is, or at least wants to be, first of all, the truth of life, which does not replace life, but merely indicates it symbolically in its deepest reality”.

Expressiveness in Arts is the capability to gather aesthetic objects as “imaginative chains” which do not finish in the “referentiality” of the first glance, but they reveal, on the contrary, a richness well-established in the specificity of the material constituting them.

It is known that Martin Heidegger, starting from his essay of 1935, The Origin of the Work of Art (L’origine dell’opera d’arte), has privileged, as an alternative to the classic forms of metaphysical argumentation, an original correlation between art and truth.

What is at stake is a resemantization and reposition, as compared to Being and Time (Essere e tempo), of the relationship between Dasein and Being, which sees in the artwork the possibility of opening a “world” whose significant references, thanks to the Geviert, act as counterbalance to the homogenization, rationalization, enframing (Gestell), produced by the calculation thought of the technique.

Therefore, the privileged form of Art is Poetry (Dichtung), and the persistent reference to the “saying” of poets, from Hölderlin to Rilke and to Trakl, indicates a privileged way to access the Being, in the name of a triple responsibility: to establish the truth meaning giving (Schenken), grounding (Gründen) and beginning (Anfangen). In the affinity between thought and art, Heidegger sees the possibility of taking a “step back from philosophy” as an onto-theo-ego-logy, in addition to the invitation of taking a new attitude towards his contemporary period, marked by the escape of gods and the expectation of a god to come. Summing up, in this consistency of dialogic paths, the effort is to understand their interactions, their connections with our “world of life”, with those pre-categories which are the foundation of all possible and real knowledge. Nothing “mithical”: only the possibility of judging the meaning of things with our intuitive reason, a reason attentive to their peculiarity, in the awareness that this richness in the aesthetic sense is deep where the peculiarity of things are immovable to purely linguistic dimensions.

Taking into account this reflective context, “Segni e Comprensione” magazine indicates some possible themes and areas of interest:

- Mysticism and Poetry in the late Heidegger

- Heidegger’s Aesthetic Theory

- Merleau-Ponty’s Philosophy and Art as Fields of Being

- Gadamer: Art as Play

- Art, Technique, Truth

- Phenomenology of Aesthetic Perception

- Literature and philosophy

 

 

 

Arte e verità. A partire da Heidegger

Ritorna non di rado l’interrogativo sui rapporti tra filosofia, letteratura, poesia, arte, dopo le proposte di considerare la filosofia come una forma di letteratura o di “narrazione”, come ha suggerito, ad esempio, Richard Rorty. D’altra parte, non mancano coloro che ipotizzano una possibile “esteticizzazione” di tutta la realtà, l’estensione dell’esperienza del bello e dell’arte a ogni ambito dell’esperienza, finendo poi col trarre surrettiziamente la conseguenza che tutta la realtà possa essere ricondotta a simulacro e immagine. Di qui la necessità di demistificare appunto il rapporto tra arte e verità e di tornare ad interrogarsi, ancora una volta, su alcuni concetti chiave della nostra tradizione di pensiero, come arte, bello, verità, errore.

L’arte insegna quella che Pavel Florenskij, nella Prospettiva rovesciata, chiamava policentricità della rappresentazione. Policentricità di cui l’arte stessa è il simbolo perché l’arte “è, o per lo meno vuole essere, innanzi tutto, verità della vita, che non sostituisce la vita, ma si limita ad indicarla simbolicamente nella sua più profonda realtà”. L’espressività artistica è la capacità di cogliere gli oggetti estetici come “catene immaginative”, che non si esauriscono nella “referenzialità” del primo sguardo, rivelando invece una ricchezza radicata nella specificità del materiale stesso che le costituisce.

È noto che, a partire dal saggio del 1935 L’origine dell’opera d’arte, Martin Heidegger ha privilegiato, in alternativa alle forme classiche dell’argomentazione metafisica, un’originale correlazione tra arte e verità. In gioco sono una risemantizzazione  e dis-locazione, rispetto ad Essere e tempo, del rapporto tra Dasein ed Essere, che scorge nell’opera d’arte la possibilità dell’apertura di un “mondo” i cui rimandi significativi, grazie al Geviert, agiscono da contraltare alla omogeneizzazione, razionalizzazione, im-posizione (Ge-stell), prodotti dal pensiero calcolante della tecnica. La forma privilegiata d’arte è, dunque, la poesia (Dichtung), e l’insistente riferimento al “dire” dei poeti, da Hölderlin a Rilke a Trakl, indica una via privilegiata per accedere all’Essere, nel segno di una tripla responsabilità: istituire la verità nel senso del donare (Schenken), fondare (Gründen) e iniziare (Anfangen). Nella vicinanza tra pensiero ed arte, Heidegger vede così realizzarsi la possibilità di compiere un “passo indietro rispetto alla filosofia” come onto-teo-ego-logia, oltre all’invito ad assumere un nuovo atteggiamento nei confronti dell’epoca, contemporanea, segnata dalla fuga degli dei e dall’attesa di un dio da venire.

In sintesi, lo sforzo, in questa densità di percorsi dialogici, è quello di comprendere le loro interazioni, i loro legami con il nostro “mondo della vita”, con quelle strutture di senso precategoriali che sono il fondamento di ogni conoscenza possibile e reale. Nulla di “mitico”: solo la possibilità di giudicare il senso delle cose con una ragione intuitiva, attenta alle loro specificità, nella consapevolezza che tale ricchezza di senso estetico è profonda dove le particolarità delle cose, sono irriducibili a dimensioni puramente linguistiche.

Tenendo conto di tale contesto riflessivo, la rivista “Segni e comprensione” indica alcuni possibili temi e piste di indagine:

-       Mistica e poesia nell’ultimo Heidegger

-       L’estetica di Heidegger

-       Merleau-Ponty filosofia e arte “campi da pensare”

-       Gadamer; arte come gioco

-       Arte, tecnica, verità

-       Fenomenologia della percezione estetica

-       Letteratura e filosofia



Questo sito utilizza un cookie tecnico per consentire la corretta navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa.



e-ISSN: 1828-5368