L'uomo, l'orango, la scimmia e il selvaggio. Considerazioni su identità e confini dell'umano nelle scienze naturali seisettecentesche


Abstract


It
Il saggio analizza il processo storico e culturale attraverso cui, tra prima età moderna e Illuminismo, la cultura europea ha progressivamente ridefinito i confini dell'umano, passando da una concezione "aperta" e porosa dell'umanità a una definizione più stabile, biologicamente e naturalisticamente fondata. Attraverso l'incrocio tra storia delle scienze naturali, filosofia politica e storia culturale, il contributo ricostruisce il ruolo svolto dalle scienze dell'uomo sei-settecentesche nella costruzione di una grammatica scientifica dell'identità umana. Particolare attenzione è dedicata al dibattito sui primati antropomorfi e alla crisi delle tradizionali gerarchie tra uomo, animale e "metaumanità" immaginaria, ereditate dall'antichità e dalla cultura medievale. Le discussioni naturalistiche su oranghi, scimmie antropomorfe e figure liminali tra umano e animale diventano così un laboratorio epistemologico decisivo per la definizione dell'unità biologica della specie umana e, al contempo, per la costruzione di nuove gerarchie razziali e coloniali. Il saggio mostra inoltre come la naturalizzazione dell'uomo nelle scienze del vivente abbia contribuito, in modo ambivalente, sia alla progressiva affermazione dell'idea di unità del genere umano sia alla produzione di nuovi dispositivi di differenziazione interna all'umanità stessa. In questa prospettiva, la formazione dell'universalismo illuminista dei diritti appare come il risultato di un lungo processo culturale in cui biologia, filosofia, religione e pratiche coloniali concorrono alla ridefinizione dei confini dell'umano.
En
This article examines the historical and cultural process through which European thought, between the early modern period and the Enlightenment, progressively redefined the boundaries of humanity, moving from an "open" and fluid conception of humankind to a more stable definition grounded in biological and naturalistic criteria. By combining the history of natural sciences, political philosophy, and cultural history, the study reconstructs the role of seventeenth- and eighteenth-century human sciences in shaping a scientific grammar of human identity. Special attention is devoted to debates on anthropomorphic primates and to the crisis of traditional hierarchies separating humans, animals, and imagined "meta-human" beings inherited from classical and medieval traditions. Natural historical discussions on orangutans, apes, and liminal figures between human and animal thus emerge as a crucial epistemological laboratory for defining the biological unity of humankind, while simultaneously contributing to the construction of new racial and colonial hierarchies. The article further argues that the naturalization of humans within the life sciences contributed ambivalently both to the gradual consolidation of the idea of the unity of humankind and to the development of new mechanisms of internal differentiation within humanity itself. In this perspective, Enlightenment universalism of rights appears as the outcome of a long cultural process in which biology, philosophy, religion, and colonial practices jointly reshaped the boundaries of the human.

Keywords: Età moderna; storia delle idee; storia culturale europea; costruzione dell'alterità; concetto di umanità; pensiero illuminista; colonialismo europeo; classificazioni dell'umano; saperi naturalistici e cultura politica; universalismo e diritti; Early Modern period; intellectual history; European cultural history; construction of otherness; concept of humanity; Enlightenment thought; European colonialism; classifications of humankind; natural knowledge and political culture; universalism and rights

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